La partecipazione a uno spettacolo teatrale non si esaurisce con l’applauso finale. Diventa occasione di approfondimento didattico, di confronto in classe, di dialogo in famiglia e di riflessione personale. È quanto emerge dalla ricerca valutativa del progetto «Ragazze e ragazzi alla ribalta. Vivere il teatro, vivere la vita», presentata oggi all’Auditorium “Alfredo Ferri” della Casa dell’Economia Sociale di Bergamo.
Lo studio si inserisce nel progetto più ampio promosso dal Consorzio Sol.Co Città Aperta con CSA Coesi Impresa Sociale e il supporto di Confcooperative Bergamo, con il sostegno di Fondazione Cariplo e Fondosviluppo, in collaborazione con Fondazione della Comunità Bergamasca, Università degli Studi di Bergamo e Provincia di Bergamo. Progetto che negli ultimi anni ha portato a teatro oltre 8.500 studenti, attraverso forme di sostegno all’acquisto dei biglietti e dei trasporti, ed è stato presentato oggi nel corso del seminario aperto dal benvenuto di Lucio Moioli, presidente di Confcooperative Bergamo e dai saluti istituzionali di Irene Bongiovanni, presidente Confcooperative Cultura Turismo Sport nazionale, Paolo Franco, assessore regionale alla Casa e Housing sociale, Valerio Mari, presidente CSA Coesi, centro servizi di riferimento di Confcooperative Bergamo, Federica Bruletti direttrice della Fondazione Comunità Bergamasca,
«Il progetto Ragazze e ragazzi alla ribalta dimostra come una solida rete tra istituzioni, scuole e cooperative culturali sia la chiave per lo sviluppo sociale del territorio - afferma Omar Piazza, presidente del consorzio Sol.coCittà aperta - Come esseri sociali le storie sono quello di cui abbiamo bisogno, che siano storie vissute da noi o semplicemente assistite, perché nelle storie ci sono le componenti umane in cui ci ritroviamo. Per i ragazzi è un'esperienza dal vivo non mediata da schermi che stimola la riflessione e apre a inediti spazi di espressione e di libertà. L’obiettivo che abbiamo condiviso dentro questo progetto tra tutti i soggetti coinvolti è stato quello di offrire alle nuove generazioni gli strumenti emotivi per salire alla ribalta e abitare da protagonisti le comunità di domani in uno slogan "Coltiviamo Futuro: ragazze e ragazzi alla ribalta”».
Il seminario ha visto il confronto e le riflessioni di esponenti rappresentanti del mondo della scuola, della cultura, delle istituzioni e della cooperazione: Alessandra Valerio, Programme Officer Area Arte e Cultura di Fondazione Cariplo, Francesca Poliani, attrice e regista di Teatro Prova, e Andrea Carrara, dirigente scolastico, con il coordinamento di Raffaella Basezzi, referente del settore Cultura, Turismo e Sport di Confcooperative Bergamo, si sono soffermati sul tema «Teatro, scuola e comunità: come costruire valore culturale, sociale e educativo?».
Sergio Gandi, vicesindaco di Bergamo, e Gabriele Cortesi, sindaco di Seriate, Oliviero Ponte di Pino, presidente di Ateatro, nel dibattito moderato da Mario Ferrari, responsabile del progetto, hanno cercato di dare una risposta al quesito: «Quali politiche per quale cultura?».
«La cultura sta cambiando, siamo sempre più consapevoli del suo potere trasformativo per gli individui e per la società. In particolare la pratica teatrale ha uno straordinario potenziale per ragazze e ragazzi, sul versante della consapevolezza di sé, del rapporto con l'altro. Se li sappiamo ascoltare, in scena sono loro a prendere corpo e parola», afferma Oliviero Ponte di Pino, Oliviero Ponte di Pino, presidente di Ateatro.
Ma quali effetti produce concretamente il teatro sul percorso di ragazze e ragazzi? A questa domanda risponde la ricerca valutativa presentata nel corso dell’incontro. Curata da Marta Pantalone, sociologa dell’Università degli Studi di Bergamo, ha analizzato le ricadute del progetto su 2.382 studenti coinvolti nelle attività teatrali dell’anno scolastico 2025-2026, raccogliendo le risposte di 468 studenti e 70 docenti.
I dati raccolti evidenziano come il Teatro Ragazzi rappresenti non soltanto una proposta culturale, ma anche uno strumento capace di sostenere e arricchire il percorso scolastico. Oltre l’80% dei docenti coinvolti ritiene infatti che l’esperienza teatrale rafforzi l’efficacia didattica delle proprie proposte educative, mentre il 90% riconosce un contributo positivo sul piano educativo e formativo.
Anche le risposte degli studenti confermano questa lettura. Il 40,6% dichiara che lo spettacolo ha consentito di approfondire temi affrontati a lezione, mentre il 51,1% afferma di aver conosciuto o approfondito argomenti di cui a scuola si parla poco o non si parla affatto.
«Il teatro agisce sia come supporto ai contenuti curricolari sia come ampliamento dell’esperienza formativa, favorendo l’incontro con linguaggi, temi ed emozioni difficilmente attivabili attraverso le sole modalità didattiche tradizionali», si legge nelle conclusioni della ricerca a firma di Marta Pantalone.
L’indagine evidenzia inoltre come l’esperienza teatrale continui a produrre effetti anche dopo la visione dello spettacolo. L’83,8% degli studenti dichiara di averne parlato in classe con insegnanti e compagni, il 69% di averne discusso con i genitori e il 65,5% di aver continuato a riflettere individualmente su quanto visto nei giorni successivi.
«Lo spettacolo diventa occasione di confronto in classe, di dialogo in famiglia e di riflessione personale nei giorni successivi», osserva la ricerca. «Il teatro si configura come un’esperienza capace di generare domande, conversazioni e processi di elaborazione che proseguono oltre l’evento teatrale, trasformandosi in materiale educativo e relazionale», aggiunge Pantalone.
Molto positiva anche la percezione complessiva dell’esperienza da parte degli studenti. Tre ragazzi su quattro si dichiarano completamente o abbastanza d’accordo con l’affermazione secondo cui è bello partecipare a uno spettacolo dal vivo, non registrato né riprodotto: «In un contesto fortemente segnato dalla fruizione di contenuti digitali, video, social media e piattaforme audiovisive, l’esperienza teatrale dal vivo viene apprezzata proprio per la sua specificità: presenza, relazione, condivisione e immediatezza. Il teatro sembra mantenere una forza comunicativa peculiare anche tra generazioni immerse nei linguaggi mediali contemporanei».
La ricerca evidenzia inoltre il ruolo centrale della scuola come principale canale di accesso alla partecipazione culturale. Tra gli studenti che erano già stati a teatro prima del progetto, il 72,9% vi aveva partecipato con i propri insegnanti, mentre per il 12,3% l’iniziativa ha rappresentato la prima esperienza teatrale della propria vita. Anche i docenti riconoscono il valore relazionale del Teatro Ragazzi. Oltre quattro insegnanti su cinque ritengono infatti che la partecipazione agli spettacoli contribuisca a costruire un clima più positivo all’interno del gruppo classe e nel rapporto tra studenti e insegnanti, mentre il 92,9% afferma che aiuta a comprendere il valore del Teatro e dell’Arte.