Mantenere i servizi, creare opportunità di lavoro, contrastare lo spopolamento e permettere alle persone, soprattutto ai giovani, di restare nei territori in cui hanno scelto di vivere. Sono le sfide poste al centro del convegno “Aree interne, sviluppo locale, cooperative di comunità”, promosso da Confcooperative Bergamo e CSA Coesi nell’Auditorium “Alfredo Ferri” della Casa dell’Economia Sociale di Bergamo.
L’incontro ha riunito cooperative, istituzioni e realtà impegnate nello sviluppo locale per condividere esperienze e proposte sul futuro delle aree interne. Nel corso del confronto sono stati approfonditi i due Progetti di Legge Regionale dedicati alle cooperative di comunità presentati rispettivamente dai Consiglieri Michele Schiavi e Davide Casati.
La visione di Confcooperative parte dal ruolo che l’intero movimento cooperativo può svolgere nei territori fragili. Cooperative sociali, agricole, culturali, di credito, di abitazione, di consumo e di lavoro contribuiscono, con forme e competenze diverse, a mantenere attività economiche, servizi e legami sociali.
All’interno di questo sistema, le cooperative di comunità rappresentano uno strumento specifico: nascono dalla partecipazione degli abitanti e costruiscono risposte imprenditoriali intorno ai bisogni di un territorio. La provincia di Bergamo ne registra il maggior numero in Lombardia, con esperienze consolidate e nuove realtà caratterizzate da una significativa presenza giovanile.
Lucio Moioli, presidente Confcooperative Bergamo
«Porre le aree interne e la cooperazione di comunità al centro del confronto rappresenta una scelta politica importante», ha dichiarato Lucio Moioli, presidente di Confcooperative Bergamo. «La cooperazione può essere un’infrastruttura sociale ed economica per questi territori, perché mette in relazione persone, competenze, risorse e istituzioni. Chi opera nelle aree interne parte però spesso da una condizione di svantaggio strutturale: non chiediamo privilegi, ma strumenti capaci di compensare questo divario e consentire alle cooperative di esprimere pienamente il proprio potenziale».
Per Confcooperative, le priorità sono la formazione, l’accompagnamento imprenditoriale, l’accesso al credito, la capitalizzazione, la costruzione di reti e una maggiore collaborazione con le amministrazioni pubbliche. La prospettiva è quella delineata dal Piano d’azione Nazionale per l’economia sociale, fondato sulle iniziative europee, che riconosce cooperative, imprese sociali, associazioni e fondazioni come componenti di una stessa famiglia.
«Valutiamo positivamente l’avvio dell’iter verso una legge regionale sulle cooperative di comunità e auspichiamo che il percorso giunga presto a compimento», ha aggiunto Moioli. «Non fermiamoci però qui: serve anche un intervento nazionale. Occorre riconoscere non soltanto la mutualità tra la cooperativa e i suoi soci, ma anche il beneficio generato per l’intera collettività. Senza una cornice normativa nazionale adeguata, lo sforzo delle Regioni rischia di risultare indebolito soprattutto sugli aspetti civilistici, fiscali e mutualistici».
Confcooperative auspica inoltre che Regione Lombardia lavori con determinazione a un Piano d’azione regionale per l’economia sociale nel quale sia riservata un'attenzione specifica alle aree interne e che costruisca un sistema di sostegni capace di accompagnare le cooperative dalla nascita al consolidamento.
Lucia Morali, presidente di GAL Valle Brembana 2020
Lucia Morali, presidente di GAL Valle Brembana 2020, ha evidenziato il contributo delle cooperative alla permanenza dei giovani nelle valli. La collaborazione con Confcooperative e CSA Coesi, cui è affidata la dimensione progettuale e tecnica, nata nell’ambito del progetto “Integr-Azioni”, punta a rendere più strutturato il sostegno alle esperienze locali.
«Negli ultimi anni abbiamo visto crescere le cooperative nel nostro territorio e abbiamo compreso quanto siano importanti per creare opportunità e permettere ai giovani di rimanere nelle valli», ha sottolineato Morali. «L’obiettivo del GAL è rendere il territorio più attrattivo e sostenere le iniziative che possono produrre sviluppo. La collaborazione con Confcooperative Bergamo e CSA Coesi ci permette di affiancare queste esperienze in modo più strutturato, mettendo a disposizione competenze, formazione e consulenza».
Nel territorio bergamasco sono attive una decina di cooperative di comunità, concentrate soprattutto in Valle Brembana, con alcune esperienze anche in Valle Seriana. Altre realtà si trovano in fase di costituzione.
Emilia Colombo, vicepresidente di Confcooperative Bergamo
«Una cooperativa di comunità è un’impresa a tutti gli effetti», ha ricordato Emilia Colombo, vicepresidente di Confcooperative Bergamo. «Deve affrontare questioni civilistiche, fiscali, contabili e organizzative, insieme alla complessità del rapporto con gli enti locali e con la comunità. Per questo non basta sostenere la nascita di nuove esperienze: occorre accompagnarle nel tempo e fornire gli strumenti necessari per gestire un’impresa sostenibile».
Colombo ha richiamato anche il tema delle reti: «Queste realtà hanno spesso dimensioni contenute e non possono rimanere isolate. È necessario costruire forme di coordinamento e di collaborazione imprenditoriale che mettano in comune competenze e professionalità. Serve una regia capace di collegare le esperienze presenti nei diversi territori e di sostenerne la crescita».
Cinzia Baronchelli, vicepresidente di Confcooperative Lombardia Cultura Turismo Sport
Cinzia Baronchelli, vicepresidente di Confcooperative Lombardia Cultura Turismo Sport, ha sottolineato come la progressiva riduzione di negozi e servizi interessi anche località turistiche conosciute, non soltanto i comuni più piccoli o isolati.
«Le cooperative di comunità non sono una soluzione automatica a ogni problema, ma possono offrire risposte concrete nei luoghi nei quali le imprese tradizionali non trovano le condizioni per operare», ha spiegato Baronchelli. «Anche in territori considerati attrattivi continuano a chiudere negozi e servizi. Una normativa regionale può finalmente dare un riconoscimento chiaro a queste cooperative e facilitarne la partecipazione ai progetti territoriali».
«Accanto al riconoscimento giuridico servono contributi, agevolazioni e strumenti di coprogettazione con gli enti locali», ha proseguito. «Le cooperative di comunità devono poter operare all’interno di una rete concreta, capace di valorizzarne il radicamento e la conoscenza dei bisogni locali».
Nicoletta Piccirillo, presidente regionale di Confcooperative Habitat
Il dibattito è stato moderato da Nicoletta Piccirillo, presidente regionale di Confcooperative Habitat, la federazione a cui aderiscono le cooperative di comunità di Confcooperative
«Bergamo è la provincia lombarda con il maggior numero di cooperative di comunità e colpisce la giovane età di molti soci e componenti degli organi di governo», ha osservato Piccirillo. «In una fase nella quale tutto il sistema cooperativo deve affrontare il ricambio generazionale, queste esperienze dimostrano la capacità di coinvolgere nuove energie intorno al futuro dei territori».
Piccirillo ha richiamato anche la concretezza delle risposte offerte: «Le cooperative di comunità non sono la soluzione a tutto, ma le risposte le danno. In alcuni paesi hanno reso possibili servizi essenziali, come la telemedicina, in contesti nei quali l’assistenza sanitaria risulta difficilmente accessibile. È da queste esperienze che occorre partire per costruire politiche aderenti ai bisogni reali».
I consiglieri regionali Davide Casati e Michele Schiavi hanno illustrato i due Progetti di Legge Regionale, costruiti anche attraverso il confronto con Confcooperative e con le cooperative locali. Le proposte sono state depositate con l’obiettivo di arrivare a un testo condiviso tra maggioranza e minoranza.
La proposta illustrata da Davide Casati
Il progetto presentato da Davide Casati punta innanzitutto a riconoscere e valorizzare le cooperative di comunità come imprese partecipative capaci di attivare le risorse dei territori. La comunità non viene considerata soltanto come destinataria di beni e servizi, ma come protagonista nella definizione delle scelte.
La proposta individua i requisiti soggettivi e territoriali delle cooperative, disciplina i contenuti degli statuti, la governance, la partecipazione e lo scambio mutualistico. Prevede inoltre una fase transitoria per consentire alle realtà già attive di adeguare i propri statuti senza imporre costi e scadenze immediate.
Un punto centrale è l’istituzione di un albo regionale, la cui iscrizione permetterebbe di accedere alle misure previste dalla legge. Tra queste figurano contributi in conto capitale, incentivi, agevolazioni fiscali, strumenti per la capitalizzazione e possibili interventi per la rigenerazione di immobili inutilizzati, la digitalizzazione, l’efficienza energetica e la creazione di occupazione locale.
La proposta assegna inoltre un ruolo significativo alla programmazione negoziata territoriale, attraverso la quale cooperative, enti pubblici e altri soggetti possono definire progetti condivisi, impegni e risorse.
«I due progetti sono nati anche dagli stimoli raccolti durante il confronto con Confcooperative e con le cooperative del territorio», ha spiegato Casati. «Abbiamo scelto di depositarli nello stesso giorno perché l’obiettivo non è segnare traguardi meramente simbolici, ma costruire un testo unico che possa essere approvato. L’iter è iniziato e lavoreremo con i consiglieri di maggioranza e minoranza disponibili a contribuire».
«La legge dovrà dare finalmente un riconoscimento alle cooperative di comunità, prevedere strumenti economici e finanziari e favorire una collaborazione strutturata con le amministrazioni pubbliche», ha proseguito. «Dopo l’approvazione serviranno però i provvedimenti attuativi della Giunta regionale e risorse adeguate. Il testo normativo è l’inizio di un percorso, non il suo punto di arrivo».
La proposta affronta anche il tema dell’affidamento dei servizi e individua possibili strumenti di semplificazione per i territori fragili, nel rispetto della normativa nazionale ed europea sui contratti pubblici. Sono infine previsti schemi di convenzione, interventi collegati alle politiche attive del lavoro e un sistema di monitoraggio dei risultati.
La proposta illustrata da Michele Schiavi
Il progetto presentato da Michele Schiavi tiene conto anche dalle richieste contenute nel Manifesto delle cooperative di comunità elaborato a Dossena nel 2025. La proposta estende il campo di applicazione a tutto il territorio lombardo, riconoscendo che le condizioni di fragilità non riguardino soltanto le aree montane, ma anche zone rurali, piccoli comuni e periferie urbane.
Tra le finalità figurano la generazione di economia e occupazione locale, il mantenimento della popolazione nei territori e la risposta alla progressiva riduzione dei servizi pubblici e privati.
La proposta prevede la definizione delle cooperative di comunità e l’istituzione di un elenco regionale. Alcuni criteri vengono stabiliti dalla legge, mentre altri sarebbero affidati a un successivo provvedimento della Giunta, così da mantenere una maggiore flessibilità applicativa.
Sul piano economico, il testo contempla strumenti per facilitare l’accesso al credito attraverso Finlombarda, misure per la capitalizzazione e contributi destinati alla fase di avvio. L’obiettivo è sostenere la nascita delle cooperative senza perdere di vista la loro solidità imprenditoriale e la capacità di mantenersi nel tempo.
Un elemento caratterizzante sono i Patti di comunità, accordi tra cooperative, enti locali, soggetti del Terzo settore, associazioni, parrocchie e altre realtà territoriali. I Patti potrebbero riguardare il recupero di edifici abbandonati, la gestione di servizi in difficoltà o l’attivazione di nuove risposte per la popolazione.
La proposta dedica inoltre attenzione alla formazione di soci e amministratori, alla diffusione della cultura cooperativa e alla possibilità di realizzare tirocini tra cooperative più giovani ed esperienze già consolidate.
«La richiesta di una legge regionale era uno degli obiettivi contenuti nel Manifesto delle cooperative di comunità presentato a Dossena», ha ricordato Schiavi. «La Lombardia può costruire una normativa che vada oltre il semplice riconoscimento formale e che diventi uno stimolo anche per il legislatore nazionale».
«I Patti di comunità possono diventare lo strumento attraverso il quale cooperative, enti locali e altri soggetti costruiscono insieme un progetto strategico per il territorio», ha spiegato. «La Regione potrebbe sostenere le prime esperienze pilota, verificarne il funzionamento e, sulla base dei risultati, aumentare progressivamente le risorse disponibili».
Schiavi ha richiamato infine la necessità di lavorare sugli aspetti che non possono essere risolti esclusivamente a livello regionale: «Le questioni civilistiche, fiscali, mutualistiche e quelle legate agli affidamenti richiedono un raccordo con la normativa nazionale. Per questo il confronto con Confcooperative e con le competenze tecniche del sistema cooperativo sarà importante durante tutto l’iter».